mercoledì 12 dicembre 2012

PARLIAMO DI SETTTE: LA SOKA GAKKAI


LA SOKA GAKKAI

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Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai
Via di Bellagio, 2/E
50141 Firenze
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Fax: 055-450383
E-mail: segreteria@sgi-italia.orgURL: www.sgi-italia.org/
Tsunesaburo Makiguchi (1871-1946), un maestro elementare noto per una serie di saggi critici nei confronti del sistema educativo giapponese, e Josei Toda (1900-1958), direttore di una scuola privata, fondano nel 1930 la Soka Kyoiku Gakkai, “Società educativa per la creazione di valore”. Nel 1928 i due educatori si erano convertiti al buddhismo di Nichiren Daishonin (1222-1282), nella versione diffusa dall’ordine monastico Nichiren Shoshu. Sulla base di questa conversione, Makiguchi e Toda sostituiscono il classico trinomio giapponese verità-bene-bellezza con la diversa formula guadagno-bene-bellezza. “Guadagno” è inteso qui nel senso di “valore”, di quello che nasce dalla relazione tra il soggetto e l’oggetto (“l’insieme di quei valori di attinenza e importanza diretta per la vita dell’individuo intesa nel suo complesso”). La verità è assoluta e prescinde dall’essere umano; il valore è l’elemento che collega l’essere umano all’oggetto. La parola “guadagno” è vista nell’ambito dell’antinomia guadagno-perdita. Allo scoppio della guerra, la Soka Kyoiku Gakkai è coinvolta nella repressione governativa delle attività religiose indipendenti, tanto più che i suoi fondatori - a differenza di altri leader religiosi giapponesi - non sono disposti a sostenere lo sforzo bellico nazionale. Entrambi sono arrestati, e Makiguchi muore in carcere. Liberato nel 1945, Toda si dedica alla ricostruzione del movimento che nel 1946 cambia nome in Soka Gakkai (“Società per la creazione dei valori”).
Ormai, la Soka Gakkai non si indirizza più soltanto, né prevalentemente, agli educatori ma estende gli stessi principi a tutti gli aspetti della vita sociale, con un deciso impegno a favore della pace. Eletto formalmente presidente della nuova società nel 1951, Toda può contare su poco meno di tremila nuclei familiari. Promette di convertire 750.000 famiglie prima della sua morte, e realizza l’obiettivo nel 1957 grazie a un proselitismo attivo fondato sul metodo shakubuku di Nichiren. Nel 1952 - superando alcune resistenze della gerarchia monastica della Nichiren Shoshu, e impegnando nello stesso tempo tutti i membri ad aderire ai templi locali dello stesso ordine religioso - Toda registra legalmente la Soka Gakkai come organizzazione religiosa. Muore nel 1958; gli succede nel 1960 come presidente Daisaku Ikeda (nato nel 1928), il suo principale discepolo. Il successo continua: nel 1970 i nuclei familiari aderenti saranno sette milioni e mezzo. Nel frattempo, fin dall’anno del suo insediamento, il presidente Ikeda lavora alla diffusione internazionale della Soka Gakkai, originariamente tramite mogli giapponesi di uomini d’affari europei e di militari americani che avevano prestato servizio in Giappone, e impiegati di società multinazionali giapponesi che vivono all’estero. Ben presto si aggiungono convertiti occidentali; nel 1963 la Soka Gakkai è riconosciuta negli Stati Uniti come associazione senza fine di lucro; nel 1975 è fondata la Soka Gakkai International; nel 1985 l’Istituto Europeo della stessa Soka Gakkai International a Parigi, con delegati e osservatori di quattordici Paesi europei. Ikeda si rende noto, fin dalla metà degli anni 1960, come portavoce internazionale del buddhismo, anche attraverso i suoi dialoghi con filosofi, politici e scienziati, alcuni dei quali pubblicati. Diventa anche uno dei più noti attivisti internazionali nel campo dell’educazione alla pace e delle proposte di disarmo, collaborando con diverse istituzioni delle Nazioni Unite e fondando centri di studio come ilBoston Research Center for the 21st Century (1993) e il Toda Institute for Global Peace and Policy Research (1996).
Non mancano, peraltro, i problemi: come è periodicamente avvenuto nella storia del buddhismo Nichiren, il proselitismo shakubuku suscita in Giappone resistenze e diffidenze per il suo carattere considerato spesso aggressivo. Senza rinnegare formalmente loshakubuku, gradualmente le preferenze della Soka Gakkai si indirizzano verso l’altro metodo di proselitismo della scuola Nichiren detto shoju e basato maggiormente sul dialogo e l’esempio. Insieme ad altri problemi questo crea, fin dagli anni 1970, una tensione con i monaci della Nichiren Shoshu. Il conflitto fra una piccola organizzazione di monaci ultra-conservatori e un movimento di laici attivo su scala mondiale con preoccupazioni tipicamente moderne riproduce schemi che si ritrovano in altre vicende religiose. Alla ricerca di una soluzione, Ikeda nel 1979 si dimette dalla presidenza della Soka Gakkai. Gli succedono Hiroshi Hojo (1923-1981), quindi Einosuke Akiya e Minoru Harada. Ikeda rimane comunque la guida spirituale incontestata della Soka Gakkai, e il conflitto con i monaci esplode come insolubile a partire dal dicembre 1990.
All’accusa rivolta dai monaci ai laici di avere abbandonato lo shakubuku in favore del metodo shoju si aggiungono pretese economiche crescenti da parte dei monaci (e in particolare del patriarca Nikken), sopportate sempre meno volentieri dai laici. Nel novembre 1991 i monaci comminano la scomunica ai membri della Soka Gakkai che rifiutano di abbandonare i loro dirigenti (in pratica, la stragrande maggioranza dei membri sia in Giappone sia all’estero). Da questo momento per i nuovi membri non è più disponibile la cerimonia di Gojukai, nel corso della quale si riceve da un monaco una copia della sacra pergamena (Gohonzon, letteralmente “oggetto cui è dovuto il più grande rispetto”) originariamente incisa da Nichiren, e non è più permesso ai membri della Soka Gakkai recarsi in pellegrinaggio al tempio centrale di Taiseki-ji (paradossalmente, ricostruito e ampliato proprio grazie alle loro donazioni). Dopo questa crisi, per qualche anno, la cerimonia di Gojukai è sostituita dalla semplice consegna di un certificato di adesione.
Ma, nel settembre 1993, uno dei templi della Nichiren Shoshu, quello Joen-ji nella prefettura giapponese di Tochigi, si ribella alle imposizioni del patriarca Nikken e annuncia che distribuirà ai nuovi membri della Soka Gakkai un Gohonzon copia di una pergamena trascritta nel 1720 da Nichikan Shonin (1665-1726), il ventiseiesimo patriarca della Nichiren Shoshu. Questo annuncio, semmai, peggiora le relazioni con i monaci del tempio centrale Taiseki-ji, che dichiarano i nuovi Gohonzon non autorizzati dal patriarca Nikken “contraffazioni” e reiterano la proibizione del pellegrinaggio al tempio centrale. Peraltro, solo una piccola minoranza di fedeli laici ha seguito il patriarca Nikken e le organizzazioni da lui ispirate in Giappone e in altri Paesi (Italia compresa). In Giappone gli aderenti alla Soka Gakkai superano gli 8.000.000 di nuclei familiari. Nel resto del mondo la Soka Gakkai – presente in 192 nazioni e territori del mondo, con un numero complessivo di oltre 12.000.000 di aderenti – sfiora 1.750.000 di membri; in Italia la Soka Gakkai ha avuto una vera e propria esplosione negli anni 1990, conquistandosi una notorietà mediatica anche grazie all’adesione di figure note, tra cui il calciatore Roberto Baggio e l’attrice Sabina Guzzanti: gli aderenti erano 13.000 nel 1993, 21.000 nel 2000, 40.000 nel 2005, e sono 63.294 nel 2012.
Di tanto in tanto arrivano echi in Europa di controversie relative alla politica giapponese. Nel 1964 la Soka Gakkai aveva fondato e sostenuto un partito politico nazionale, il Komeito - da cui è formalmente separata dal 1970 -, che nel 1994 è entrato in coalizione con altri nel partito Shinshinto, di carattere nazionale, mentre a livello locale rimane attivo il collegato partito Komei (in seguito il Komeito si è alleato al Partito Liberal Democratico di Yoshiro Mori, precedentemente “nemico storico” del Komei). Questi partiti hanno fatto parte di alleanze di governo a livello locale e nazionale e sono ormai parte integrante della vita politica giapponese. Negli Stati Uniti, in Inghilterra, in Italia e in altri Paesi la Soka Gakkai è nota per importanti iniziative culturali nel campo delle arti, della letteratura, dell’educazione alla pace e ai diritti umani. Di rilievo sono anche alcune attività di collaborazione culturale fra il Giappone e l’Italia. Nel 1981 il Min-on, l’associazione musicale fondata da Ikeda e attualmente la più grande del Giappone con oltre quattro milioni di iscritti, porta una troupedella Scala in Giappone. Nel 1984 in collaborazione con le Soprintendenze alle Belle Arti di Siracusa, Palermo e Agrigento sono esposti in Giappone, nel Museo Fuji (fondato dallo stesso Ikeda), oltre novecento reperti di epoca greca ritrovati in Sicilia. Nel 1989 sono esposti al Fuji i “Tesori dell’Università di Firenze” (tra cui antiche edizioni e manoscritti dellaDivina Commedia, del Canzoniere, e scritti di Galileo). Nel 1996 sempre il Fuji ospita una mostra sulla Casa Buonarroti di Firenze. Nel 1994 a Palazzo Medici Riccardi di Firenze è ospitata la mostra “Il mondo dei Samurai: i tesori dell’arte giapponese dal Museo Fuji di Tokyo”. La mostra intitolata “Verso un secolo d’umanità: i diritti dell’uomo nel mondo contemporaneo” ha avuto nel 1996, a Roma e a Milano, oltre cinquantamila visitatori, e nel 1999 oltre trentacinquemila visitatori a Napoli e Venezia. Negli anni 2000 l’Istituto si è impegnato, con la Comunità di Sant’Egidio, nella raccolta di firme per una moratoria della pena di morte: i membri ne hanno raccolte e consegnate oltre settecentomila. La mostra sui diritti umani, aggiornata e dotata di ulteriori strumenti audiovisivi, con il titolo “La città dei diritti umani”, è stata allestita nei principali capoluoghi italiani con notevole successo di pubblico. Contemporaneamente l’Istituto ha promosso, in collaborazione con amministrazioni comunali e scuole di diverse città, la mostra “Semi di cambiamento”, con lo scopo di far conoscere la “Carta della Terra” e sviluppare una sensibilità ecologica. Altre iniziative culturali s’inseriscono in una campagna contro le armi nucleari.
Le origini della Soka Gakkai in Italia risalgono al 1961, quando Sadao Yamazaki - un membro del movimento che all’epoca risiede a Roma - è nominato “corrispondente dall’Italia”. Il “Settore Italia” nasce due anni più tardi, quando Daisaku Ikeda compie il suo secondo viaggio nella penisola. A Sadao Yamazaki e a sua moglie si aggiunge presto la signora Toshiko Nakajima, arrivata in Italia dal Giappone per ragioni di studio, e nel 1965 il fratello di Toshiko, Tamotsu Nakajima. Nel 1966 la prima praticante italiana - Amalia Miglionico (soprannominata “Dadina”, 1927-2002) - riceve il Gohonzon. Nel 1969 giungono in Italia Mitsuhiro Kaneda e la moglie Kimiko; di lì a poco Tadayasu Kanzaki si trasferisce a Bergamo per lavoro, completando così la formazione del nucleo storico dei primissimi pionieri. Nel 1970 nasce il “Capitolo Italia”, affidato alla responsabilità di Mitsuhiro Kaneda. Intorno al 1975 arrivano in Italia due musicisti jazz americani praticanti della Soka Gakkai - Karl Potter e Marvin Smith -, i quali diffondono il messaggio buddhista fra i loro studenti. Aumentano così i praticanti italiani e nel novembre 1976 è organizzato il primo raduno nazionale a Poppiano (Firenze), con sessanta partecipanti, mentre nell’agosto 1979 si tiene il primo corso estivo a Bardonecchia (Torino). La crescita, originariamente lenta, accelera dopo la visita del presidente Daisaku Ikeda in Italia nel 1981, che ispira il lancio - nel febbraio 1982 - del mensile Il Nuovo Rinascimento; nel 1984 il primo centro ufficiale italiano è aperto a Firenze, seguito dalla posa della prima pietra per il centro culturale nazionale della Villa di Bellagio, sempre a Firenze, nell’aprile 1986, la cui costruzione è completata nel maggio 1987. Negli anni 2000 si è manifestata una complessa problematica interna alla Soka Gakkai italiana intorno a questioni di leadership, stile di dirigenza e organizzazione amministrativa, con l’emergere di due gruppi i cui contrasti, che possono essere ricondotti a una classica dinamica fra “progressisti” e “conservatori”, hanno pure spinto diversi membri a lasciare il movimento, talora diventandone aspri critici. Nel frattempo in Francia - nel contesto dell’autentico panico morale che si è determinato, per una serie complessa di ragioni, in tema di “sette” - anche la Soka Gakkai è stata oggetto di critiche, che si sono estese ad altri Paesi francofoni e hanno trovato occasionale eco in Italia.
L’interpretazione del buddhismo Nichiren nel solco del suo successore Nikko Shonin (1246-1333) proposta dalla Soka Gakkai afferma che si può raggiungere l’illuminazione o “buddhità” in questa vita recitando con fede profonda il daimoku davanti al Gohonzon. I membri recitano pure mattino e sera, sempre davanti al Gohonzon, i due capitoli del Sutra del Loto che considerano più importanti (Hoben e Juryo). Fondamentale rimane comunque la recita del daimoku, il quale contiene in sé la legge universale maestra di tutti i Buddha passati, presenti e futuri. I cinque o sette caratteri giapponesi (secondo diverse versioni) dell’espressione Nam myoho renge kyo, per Nichiren esprimono la verità ultima. Namsignifica “consacrazione” della propria vita alla verità (“Legge Mistica”), al Sutra del Loto e a Nichiren che, avendo reso manifesta la Legge, è egli stesso un Buddha. Myoho significa la “Legge meravigliosa” che è insieme la realtà ultima. Soprattutto il dirigente inglese della Soka Gakkai Richard Causton (1920-1995) ha spiegato, in un modo accessibile a persone di formazione filosofica occidentale, la profondità della legge myoho basata sulla dualità di ku(potenza) e ke (atto), entrambe espressioni inseparabili di chu (essenza). Questa dualità spiega anche il concetto di reincarnazione: dopo la morte la vita non scompare ma continua nello stato potenziale di ku, fino a quando - riproponendosi le condizioni adatte - riappare come ke. In questo quadro il nirvana - nozione, come si è visto, fra le più discusse all’interno del buddhismo - non è la fine del ciclo delle rinascite, ma la sua ripetizione in uno stato di illuminazione. Chi ha raggiunto la buddhità rinasce continuamente per aiutare gli altri a diventare a loro volta Buddha. Renge significa “fiore di loto”, che fiorisce nelle paludi e simboleggia, secondo la Soka Gakkai, la dottrina secondo cui il desiderio non deve essere negato, ma coltivato come forza per la “rivoluzione umana”, cioè la vittoria sugli aspetti negativi dell’individuo e della società. Il loto produce contemporaneamente fiori e frutti, e simboleggia quindi anche la dottrina della simultaneità della causa e dell’effetto. Le cause inerenti (karmiche) sono stimolate dalle cause esterne e producono (immediatamente) un effetto latente che si trasformerà a suo tempo in effetto manifesto.
Recitare il daimoku permette di cambiare il proprio karma, quindi il destino e il mondo nel suo insieme. “Praticando”, il membro della Soka Gakkai ottiene certamente vantaggi per sé, ma opera anche per la pace e la felicità del mondo intero. La pratica di kosen rufu, cioè di diffusione del buddhismo Nichiren, è così anche “pratica per gli altri”. Kyo indica il Sutra, ma anche - più estesamente - le vibrazioni della pratica, l’illuminazione del Buddha e il suo insegnamento. In questo senso la vita del praticante inizia con la recita del daimoku ma non si ferma qui: la “rivoluzione umana” e la promozione della pace e della felicità nel mondo richiedono lo studio del buddhismo Nichiren (la Soka Gakkai distingue cinque livelli di studio, cui corrispondono altrettanti esami), la partecipazione a riunioni di discussione, e l’impegno nelle attività umanitarie e culturali della Soka Gakkai che, come si è accennato, sono piuttosto ampie. Di fatto - secondo l’osservazione di sociologi come Bryan Wilson (1926-2004) e Karel Dobbelaere - molti si accostano inizialmente alla Soka Gakkai spinti dal desiderio di risolvere problemi concreti e difficoltà relative alla salute, alla vita familiare e affettiva, al lavoro, alla carriera. Se questo è il motivo di attrazione iniziale verso la Soka Gakkai, coloro che non si limitano a frequentarla per qualche mese ma ne fanno la propria identità religiosa stabile e primaria intraprendono lo studio del buddhismo Nichiren, assumono con convinzione gli scopi della “rivoluzione umana” e si convincono che la pratica efficace per sé è effettivamente, nello stesso tempo, “pratica per gli altri”.
B.: Per una introduzione generale cfr. Karel Dobbelaere, La Soka Gakkai. Un movimento di laici diventa una religione, Elle Di Ci, Leumann (Torino) 1998; più ampiamente Bryan Wilson - K. Dobbelaere, A Time to Chant. The Soka Gakkai Buddhists in Britain, Clarendon Press, Oxford 1994; e Phillip E. Hammond - David W. Machacek, Soka Gakkai in America. Accomodation and Conversion, Oxford University Press, New York 1999. Uno studio sociologico sulla Soka Gakkai in Italia è quello di Maria Immacolata Macioti, Il Buddha che è in noi. Germogli del Sutra del Loto, SEAM, Roma 1996. Tra le fonti primarie tradotte in lingua italiana: Dayle M. Bethel, La creazione di valore. Vita e pensiero di Tsunesaburo Makiguchi, trad. it., Esperia, Milano 1998; Daisaku Ikeda, Buddhismo oggi, trad. it., 5 voll., Esperia, Milano 1991-1993; Idem, La rivoluzione umana, trad. it., nuova edizione, 12 voll. in 6 tomi, Esperia, Milano 2007-2011; Idem, La nuova rivoluzione umana, trad. it., 16 voll. finora comparsi, Esperia, Milano 1996-2008; Idem, Gli eterni insegnamenti di Nichiren Daishonin, trad. it., Esperia, Milano 1997. Sui tre maestri fondatori della Soka Gakkai – Makiguchi, Toda e Ikeda – cfr. Soka Gakkai. Storia di tre maestri buddisti che hanno realizzato un sogno, Esperia, Milano 2010. Sulla Soka Gakkai in Italia, vari capitoli in AA.VV., La Rivoluzione Differente. 70 anni di storia della Soka Gakkai, Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai, Firenze 2001. L’Istituto Buddista Italiano Soka Gakkai pubblica il quindicinale Il Nuovo Rinascimento, il bimestrale Buddismo e Società e il settimanale Il Volo Continuo.

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